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lunedì 8 ottobre 2012

Di cosa parliamo quando parliamo di Primarie?

di Tonino Cafeo

Un appello, firmato da Alfio Nicotra, dirigente di Rifondazione Comunista ed esponente del Genoa Social Forum nel 2001,  gira da stamattina per la rete, riscuotendo un certo successo. Chiede, con toni asciutti, dai quali però traspare una certa indignazione, a Sinistra Ecologia Libertà di rinunciare ad uno slogan della campagna elettorale di Nichi Vendola  per le  prossime elezioni primarie del centrosinistra.
Cosa avranno scritto mai di così grave gli ideatori della campagna del leader di SEL da suscitare una reazione tanto risentita? Siamo in presenza di un uso improprio del corpo femminile?  Oppure Vendola, da buon meridionale, è impazzito ed ha cominciato a tessere l'elogio del pilastro  e del mattone forato, alla stregua di Cetto Laqualunque?
Niente di tutto questo. Il messaggio incriminato si limita a porre, come tutti gli altri della stessa serie, una dicotomia ( xxx, oppure Vendola). In questo caso :   "Il massacro della Diaz oppure Vendola" . Tanto è bastato a scatenare l'ennesima polemica da social network a colpi di accuse di cui la meno pesante è quella di cattivo gusto, ma qualcuno è arrivato persino a parlare di sciacallaggio.
Non mi pare verosimile che Rifondazione si senta unica depositaria della memoria di Genova o che Nicotra si sia dimenticato  che in quelle drammatiche giornate quasi tutto l'attuale gruppo dirigente di Sinistra Ecologia e Libertà , Vendola compreso, è stato parte integrante di quel grande movimento che riteneva possibile un altro mondo e si è frapposto- come ha potuto e saputo fare- fra i manifestanti inermi e la violenza delle forze dell'ordine.
Allora c'è dell'altro. E lo sottolinea  Nicotra stesso quando scrive che "Quelli dentro la Diaz e quelli venuti a Genova si battevano per un'altro mondo possibile , qualcosa di più ambizioso di un candidato alle primarie del Pd ".
I fatti di Genova sono una ferita aperta. Non c'è bisogno di ricordarlo. I processi contro alcuni giovani manifestanti  e quelli contro i funzionari  dello stato incriminati per i pestaggi  e le torture ripetute e premeditate suscitano ancora grandi discussioni, così come il ruolo e la carriera di un personaggio sinistramente legato a quegli avvenimenti, come Gianni De Gennaro, non cessa di sollevare profondi dubbi in quella parte di opinione pubblica più sensibile ai temi della libertà , del dissenso  e delle garanzie. 
Temi che in un "paese normale" sarebbero naturalmente al centro delle campagne elettorali. Esattamente come , per decenni lo sono state Piazza Fontana, la sovranità limitata del nostro paese, le stragi di mafia  e via di questo passo. Allora qual'è il problema a parlarne alle primarie?  In cuor nostro ci siamo forse  convinti che le campagne elettorali , ormai, siano una cosa che ha a che fare più col marketing che con la coscienza civile? Abbiamo paura che si possa "vendere" Genova come si fa coi detersivi?
L'ambizione che tutti insieme abbiamo coltivato a Genova era grande. D'accordo. Ma non era collocata in una dimensione mistica. Era umanissima  e "terrestre" come la politica. E se adesso la vogliamo lasciare fuori, sia pure par délicatesse , davvero non resterà che parlare dei Fiorito e di Grillo....


Il banner "incriminato"


sabato 1 settembre 2012

...Perché dissi che dio imbrogliò il primo uomo.


Di Tonino Cafeo

Una delibera della giunta comunale di Falcone, votata il ventiquattro agosto scorso pressoché all'unanimità, da mandato a un noto studio legale barcellonese di querelare il giornalista Antonio Mazzeo per diffamazione a mezzo stampa.
La prosetta burocratica dell'atto gronda “perplessità e sconcerto” per presunte “notizie denigratorie” che tenderebbero a far apparire Falcone come “teatro di delitti di mafia e luogo di interessi della criminalità organizzata”.
Tanta indignazione è rivolta contro “Falcone colonia di mafia fra Tindari e Barcellona pozzo di Gotto”, un'inchiesta pubblicata da “i Siciliani Giovani” , che -a partire dal titolo- non fa sconti a nessuno nel raccontare fatti cose e persone della costa tirrenica messinese e chiama gli affari  affari, la malapolitica malapolitica e la mafia mafia.
Difetto evidentemente imperdonabile per chi vive nella convinzione che la mafia sia poco più che un soggetto per trame avvincenti da vedere al cinema o in televisione e che, invece, la vita quotidiana-specie in provincia- sia soltanto un tranquillo scorrere fatto di strette di mano, buongiorno e buonasera, saluti alla signora, condito di tanto in tanto da qualche buon affare che non guasta.

martedì 7 agosto 2012

Boicottare Noa?


 di Tonino Cafeo

Canta "Lily Kangì" ( la vecchia canzone napoletana che fa "Chi me piglia pe' francesa, chi me piglia pe' spagnuola...") in ebraico e napoletano insieme e le sue movenze, per l'occcasione, sono quelle sfrontate di un'autentica sciantosa fin de siècle. E' evidente che Noa sente molto affine a se questo brano e si identifica in un personaggio dall'identità multipla ma ben radicata nel calore del mondo mediterraneo.

Come potrebbe essere diversamente per un'artista figlia di un professore dello Yemen , cresciuta a New York ed emigrata poi in Israele a riappropriarsi delle proprie radici ebraiche? 
Al di là degli antichi stereotipi sull'ebreo errante,  la biografia di Noa  sembra davvero incarnare la costante ricerca del dialogo, dell'ibridazione fra culture diverse, il sentirsi a casa ovunque, pur non cessando di ricercare oltre ogni barriera la propria terra-madre.

Il concerto che Noa ha tenuto a Taormina qualche sera fa, a conclusione dell'ulitma edizione dell'Horcynus Fest, è stato l'occasione per materializzare davanti agli occhi  di un pubblico non numerosissimo ma appassionato un viaggio fatto di antichi canti yemeniti, sonorità dal sapore fortemente americano che accompagnano testi in ebraico, canzoni  e arie della più nobile tradisione napoletana riproposte con amore ma senza complessi di inferiorità.  Un dono che nasce dall'idea che la musica sia un mezzo  privilegiato per costruire la pace e la convivenza fra culture, nel segno comune dell'universalismo.